Storia

La centurazione Romana

La storia di Mordano è molto antica e risale fino al periodo Villanoviano, di cui si sono trovati dei reperti in loco. Tuttavia è solamente con l’opera di bonifica della pianura padana attuata dai Romani nel II° secolo A.C. che il territorio assume una valenza storica.
Dagli studi compiuti risulta infatti che il Comune di Mordano coincide con sei strisce di maglia nel senso dei decumani e sette nel senso dei cardini; in totale sono quarantadue maglie centuriali che conferiscono a questo territorio un assetto distintamente modulare. Di quest’opera ben l’ottanta per cento è rimasta integra e rappresenta attualmente il tessuto viario e di scolo delle acque. I nuovi piani regolatori non solo partono da tale realtà, ma cercano di valorizzarla in ogni suo aspetto.

I castelli

Altra importante testimonianza storica sono i due castelli di Mordano e Bubano, che rappresentano le più evidenti prove di un passato glorioso. Lo storico Guicciardini, nella sua “Storia d’Italia” riferisce dell’assalto tentato ai due castelli da parte delle truppe di Carlo VIII nel 1494 durante la sua discesa verso il Regno di Napoli. In quel tempo i due castelli erano stati dati in dote alla famosa Caterina Sforza, ma in precedenza il castello di Mordano apparteneva ad una nobile famiglia dell’imolese: i Della Bordella.

A Bubano è rimasto solo il maschio del castello, mentre Mordano conserva quasi intatte le mura di accesso alla città, con la porta principale caratterizzata da due imponenti torri erette negli anni 1881-83 su disegno dell’ingegnere Brusi, che riecheggiano quelle dell’arsenale di Venezia.

I Conti Della Bordella

Il nome della famiglia Della Bordella deriverebbe da quello di un nobile cavaliere francese, originario di Bordeaux, partito per le crociate al seguito di Giovanni di Brenne re di Gerusalemme e fermatosi a Mordano nella prima metà del XIII secolo. Le carte imolesi riportano la prima notizia di questa famiglia nella persona di Ugo Della Bordella cavaliere del Comune di Imola nel 1235. Nel 1312 i Della Bordella compaiono tra gli affiliati alla corporazione degli agricoltori. In seguito la famiglia intraprese la carriera notarile tanto che Bartolomeo Della Bordella risulterà essere l’avvocato del Comune nel 1334, ottenendo la gestione della redditizia gabella sul macinato nel 1336 e quella sulla vendita del sale nel 1337.

Attorno alla metà del XIV secolo i Della Bordella erano diventati tanto ricchi da permettersi l’affitto del feudo di Mordano, ottenuto dal vescovo Carlo Alidosi in cambio di una quota di 300 lire annue. Successivamente il papa Innocenzo VI eleverà Mordano a contea ed i suoi feudatari alla dignità di conti. I Conti Della Bordella, legati alla famiglia degli Alidosi, entreranno così a far parte dell’aristocrazia imolese. Si fecero costruire, nel 1478, un palazzo nella parrocchia di S. Maria dei Servi (il loro stemma è scolpito tra quello delle famiglie più importanti sul portale in arenaria, del 1505, della chiesa). In una scala a pianterreno di questo palazzo, ora sede del museo della resistenza, è ancora visibile l’affresco raffigurante il blasone della famiglia: un leone rampante color oro su fondo rosso.

Sul finire del XIV secolo i Della Bordella fanno parte della società di S. Donato (di parte Ghibellina). Il loro nome sarà per alcuni secoli legato nel bene e nel male alle vicende politiche imolesi. Il nome di un Della Bordella compare in un graffito datato 1412 inciso in una segreta della Rocca di Imola. L’ultimo erede della casata è Pier Luigi Della Bordella nato in Toscana a Stia in provincia di Arezzo nel 1934 dove è vissuto fino al 2002.

Cenno storico di Carlo Lucarelli

Narra un’antica leggenda che un tale Brizio, signore di Bordeaux, di ritorno dalla crociata, che nel 1217 lo aveva portato a combattere in Terrasanta, mentre passava dal piccolo villaggio di Mordano vide una ragazza talmente bella che se ne innamorò immediatamente e decise di fermarsi sul posto, dando origine al castello e alla signoria dei Della Bordella. E' un ipotesi suggestiva, questa che vuole il castello di Mordano nato per amore, ma che comunque, senza togliere nulla alla bellezza delle mordanesi, appare per quella che è, una antica leggenda.

Mordano nasce in epoca romana, in una zona di intenso sfruttamento agricolo, come dimostrano i resti dell'antica centuriazione che divide il territorio a partire dalla via Emilia e che si è mantenuta praticamente intatta dal 170 a.C. Non ci sono notizie certe su quello che doveva essere un piccolo villaggio che viveva dalla vendita del grano, del vino e delle derrate in eccedenza sul mercati di Forum Cornelii, l'odierna Imola.

Anche il nome, Moretanus è di origine incerta, molto probabilmente deriva dal MORUS, la pianta di gelso che si coltivava nella zona, e che si trova anche nello stemma antico della campana della torre, nel 1534. Come tutto l'agro imolese e l'Italia in generale, anche il piccolo vicus moretanus risente di quel processo di regressione culturale ed economica che alla caduta dell'impero romano trasforma il territorio in un esteso e malsano acquitrino lentamente riconquistato dall'opera paziente di bonifica dei monaci benedettini di Sant'Anastasio, che sorgeva al posto dell'odierna chiesa di S. Francesco. Le prime notizie certe sulla storia dì Mordano risalgono a questo periodo, con un documento del 1047 e un altro di natura economica del 1124, ma è soltanto con la costruzione del castello che il piccolo villaggio entra nella storia turbolenta e originale della Romagna medioevale.

Fin dall'antichità è sempre stato noto il carattere maledetto della gente di Romagna, gente orgogliosa, dal sangue caldo, che trasforma la vita civile in passione politica senza esclusione di colpi, con un violento senso di indipendenza che terrorizza chi si trova a doverli governare. Uomini passionatissimi, come li definisce uno di questi, il cardinale Anglico Grirnoad, per cui vivere significa partecipare in modo attivo agli avvenimenti e non subirli passivamente. Ed è questo spirito fortissimo di intraprendenza e di competizione, questa voglia di fare e di primeggiare comune anche alla Romagna di oggi che porta ogni famiglia che ne abbia la possibilità ad alzare una rocca per organizzare e dominare il territorio circostante, determinando quel processo di incastellamento che copre la regione di torri e di mura.

Tra il X e l' XI secolo, sfruttando il vuoto lasciato da un potere centrale troppo debole nascono, soltanto nella zona imolese ben 55 castelli. Tra questi c'è quello di Mordano, di cui si hanno le prime notizie nel 1152 in occasione di un giuramento di fedeltà alla città di Bologna. Con il castello, Mordano si inserisce in quella che è la storia comune della Romagna medioevale, fatta di guerre e di contese; cerca di difendere la propria indipendenza dalle città maggiori come Imola, Bologna e Faenza, subisce il passaggio rovinoso degli eserciti stranieri durante le guerre scatenate dai Visconti nell'arco del 1300 e sopporta assedi e conquiste come quello del 1494, che resta il momento più famoso della sua storia e testimonia del carattere eroico della gente di Romagna sotto la signoria di Caterina Sforza, donna forte, energica e priva di scrupoli come la terra che si trova a dominare, il piccolo castello di Mordano viene lasciato a contrastare i 14.000 soldati dì Carlo VIII di passaggio verso il meridione. Per 8 ore i 200 soldati del castello e soprattutto le milizie popolari organizzate da Salomone Merighi, riescono a resistere alle artiglierie dei francesi, che grazie ad un colpo fortunato contro il portone penetrano dentro le mura compiendo una strage così sanguinosa che a detta del Guicciardini "empi tutta la Romagna di grandissimo terrore".

Col progressivo stabilizzarsi della situazione politica e il rafforzamento del potere pontificio, il castello con la sua funzione difensiva, perde di importanza anche se molto lentamente; ancora nel 1544 al vicario che da Imola viene mandato ogni anno a governare Mordano viene ordinato di “prendere buone guardie ed stare vigilante per guardare il castello" minacciato dai soldati tedeschi dell'imperatore Carlo V.

Ma anche se i tempi non sono più quelli anarchici delle signorie, la libido voluntatis, la attiva intraprendenza e lo spirito di competizione della gente di Romagna e di Mordano restano forti. Restano nelle contese che dalla fine del ‘500 al ‘700 inoltrato oppongono Mordano a Conselice e Massa Lombarda e poi anche a Bagnara in una vera e propria guerra degli argini per le acque di fiumi e canali, restano nelle imprese criminali dei briganti che infestano la regione fino alla fine dell' 800 e restano soprattutto in quell' intensa attività di sfruttamento economico che trasforma una terra relativamente povera come la Romania paludosa e malarica nella Romagna di oggi.